lunedì 30 luglio 2007

Ogni tanto li premiano...

Non credo ai concorsi enologici. Appartengono generalmente al passato, a un mondo della promozione vinicola che non ha (quasi) più motivo di essere. Posso trovarne interessante qualcuno, soprattutto quando ha sistemi di valutazione innovativi, come quello del Pinot Nero che si fa ad Egna o del Riesling che si fa a Naturno (guarda caso, stessa metodologia, stessa organizzazione). Ma in genere, mi dispiace per chi li fa e ci partecipa, i concorsi mi dicono poco o nulla.
È dunque solo per informazione che dico del concorso del Bardolino Chiaretto Classico che si è tenuto a Bardolino in occasione del Palio del Chiaretto (la zona Classica è quella che sta attorno al comune di Bardolino).
Di Chiaretti Classici ne hanno premiati ben venti: onestamente, troppi per far sì che i consumatori ne tengano davvero conto. Occorrerebbero magari maglie un po’ più strette. Ma capisco che per qualche produttore, soprattutto i più piccolini, quella dei concorsi locali sia una delle poche occasioni per mettersi in mostra. E dunque sia...
Le aziende premiate per il Chiaretto Classico eccole dunque qui: Villabella, F.lli Girardelli, Monte Oliveto, Costadoro, Dante Righetti, Casaretti, Enzo Righetti, Canella, Tre Colline, Raval, Guerrieri Rizzardi, Tinazzi (Cà dei Rocchi), Tenuta Valleselle, F.lli Zeni, Meneghello, Monte Saline, Cà Bottura, Lenotti (Le Giare), Valetti, Manuele Bertoldi.

domenica 29 luglio 2007

Consorzio: facciamo il totopresidente

Ho detto qualche tempo fa dei rumors circa un possibile nuovo direttore del consorzio del Bardolino (il post è questo: Uno spumantista per guidare il Bardolino?).
Adesso ecco nuove voci. Stavolta sulla presidenza. Insistenti.
Si dice che ci sia chi ha chiesto al conte Giuseppe degli Albertini di farsi da parte prima di fine mandato: la scadenza naturale sarebbe il prossimo febbraio. Grandi manovre in corso. Che potrebbero portare a elezioni in piena vendemmia.
E allora propongo un gioco, come si fa sui giornali sportivi in tempi di campagne acquisti e poi di scommesse sull'esito del campionato. Propongo il totopresidente. E vediamo se ci azzecco.
Chi sono dunque i candidati a succedere al conte degli Albertini?
Eccoli, secondo me, qui di seguito.
Fabio Poggi. Vicepresidente di Confagricoltura di Verona. Fa vino. Guida l'azienda di famiglia, le cantine dei Fratelli Poggi, ad Affi. Da mesi viene indicato come il successore di Albertini. So che ci tiene e glielo auguro. Però mi piace il ciclismo, e di solito chi parte troppo lungo nelle volate, rischia. Al momento, ha un buon 60% di probabilità, e resta dunque il maggior candidato.
Giuseppe degli Albertini. Già, proprio lui. Non fa vino: produce uva. Chi l'ha detto che si dimetta per forza? E che passi la mano? Quando ci fu l'ultimo rinnovo sembrava mollasse, e invece gli hanno proposto di restare in sella. Se devo credere alla teoria dei corsi e ricorsi storici, sono evidentemente tenuto ad assegnargli un 25% di probabilità.
Emilio Pedron. La butto lì. Pedron è presidente del consorzio del Valpolicella e soprattutto ammistratore delegato del Gruppo Italiano Vini, che ha sede a Calmasino, comune di Bardolino. In Valpolicella ha ottenuto il massimo ottenibile: l'Amarone è alle stelle. Abita a Bardolino. Perché non dovrebbe provarci col Bardolino? Probabilità 10%. Per ora?
Agostino Rizzardi. Bella persona. Figlio di Antonio Rizzardi, che fu il primo presidente del consorzio e lo guidò per quattordici anni. Non credo si senta fra i candidati, ma potrebbe essere un uomo di mediazione qualora le cose andassero a ingarbugliarsi. L'azienda di famiglia, Guerrieri Rizzardi, gode di notevole reputazione. Probabilità 5%.

sabato 21 luglio 2007

Max, vedo un segreto avvicinarsi qui

Replicando al mio primo post (Un blog per il Bardolino), Max Perbellini ha messo sul tavolo una serie di interrogativi. Primo fra tutti questo: «Sicuri che i problemi del Bardolino non siano dovuti ai suoi produttori della zona storica e al Consorzio stesso?»
Credo che i produttori c’entrino, e di conseguenza il consorzio, ma non starei a distinguere fra zona storica e zona allargata. Ai produttori e al consorzio va probabilmente imputata la responsabilità di non aver fatto scelte importanti. O d’aver fatto scelte pensando prima alla forma e poi alla sostanza. In questo, il caso della docg per il Superiore è emblematico, perché prima si è pensato alla denominazione garantita e poi ci si è messi a fare il vino, imboccando soluzioni tecniche le più disparate (appassimento, barrique e via discorrendo), col risultato che nessuno sa bene cosa debba essere un Bardolino Superiore docg. Personalmente, credo che si sarebbe dovuta approcciare la questione in maniera diversa, prima studiando una corretta zonazione, poi sperimentando i caratteri peculiari dei singoli terroir mappati attraverso la zonazione, quindi progettando i vini più rispondenti alle caratteristiche delle singole zone, che sarebbero dovuti diventare la tipologia Superiore docg, lasciando alla doc il Bardolino generalista. Alla fin fine, è esattamente quel che diceva il Perez un secolo e mezzo fa...
Quanto all’altra affermazione di Max, ossia che ultimamente le migliori espressioni del Bardolino vengano dalla zona meridionale del lago, sono anche qui parzialmente d’accordo. Nel senso che probabilmente a sud si pagano meno i retaggi della storia, i debiti del vino da turisti degli anni Sessanta e Settanta. Ma anche nella zona storica ci sono felicissime interpretazioni del Bardolino. Però, rifacendomi ancora al Perez, è importante che le due macrozone mettano in luce le rispettive prerogative. Nell’area classica soprattutto il fruttino (lampone, fragola) e nell’allargata invece la ciliegia, la marasca. Nella zona storica la snellezza, l’immediatezza di beva (in stile direi quasi borgognone), nell’allargata una maggior struttura (secondo una filosofia più bordolese). E in tutt’e due le zone, comunque, la tipica speziatura della corvina gardesana.
A proposito: il titolo del post, di questo post, è una citazione: Paolo Conte, dall'album Aquaplano

venerdì 20 luglio 2007

Ogni tanto ne parlano...

Ma allora tutto non è perduto: ogni tanto su qualche testata del Bardolino ne parlano.
È il caso di Bell'Italia di luglio. Servizio sulla sponda veronese del lago di Garda. Schede per l'azienda agricola Le Fraghe di Matilde Poggi e per l'azienda agricola Corone di Bardolino.
Poi, spazio ai ristoranti e a produttori d'altre golosità gardesane.

Uno spumantista per guidare il Bardolino?

Rumors in terra bardolinista.
Frizzanti.
Gira voce che a breve a gestire le scelte strategiche del consorzio di tutela possa essere chiamato Giampietro Comolli, noto professionista del settore spumantistico.
Dopo gli esordi nel mondo del vino nella terra natale, l'Emilia, Ninetto Comolli è stato per oltre un decennio alla guida del consorzio del Franciacorta. Da lì è passato presso i Lunelli di Trento per occuparsi di un mito delle bollicine italiane, il Giulio Ferrari. Tappa successiva l'Oltrepò Pavese. Dal 2004 passaggio alla direzione della mostra nazionale degli spumanti di Valdobbiadene.
Un curriculum di tutto rispetto, sempre all'insegna degli sparkling wines.
Ora si sussurra arrivi in riva al Garda, ma lì non si fanno spumanti, se non in quantità amatoriali. E sarebbe dunque una nuova sfida.
Solo illazioni estive?

sabato 14 luglio 2007

Un blog per il Bardolino

Già, un blog per il Bardolino. Il vino, intendo. Rosso. Doc.
Diciamo che non se la sta passando benissimo. Non è trendy.
Eppure...
Eppure è una denominazione storica.
Eppure proviene da un'area, la sponda veronese del lago di Garda, bellissima.
Eppure è fruttato e beverino, esattamente quel che il pubblico oggi chiede.
Eppure non ha alte gradazioni, ed anche questa è una richiesta del consumatore d'oggi.
Eppure è figlio di un vitigno di successo, la corvina.
Eppure ha prezzi contenuti, e sarebbe un altro motivo di appeal.
Eppure ci sono bottiglie che hanno carattere e personalità.
Allora che cos'è che non va?
Perché il Bardolino non ha reputazione?
Ecco, di questo e di altre faccende ancora spero che si parli in questo blog.
Mi piacerebbe che si aprisse un dibattito.
Per vedere se è possibile cambiare qualcosa.
Chissà...