Ho letto sul quotidiano
La Stampa di oggi un intervento di
Filippo di Giacomo titolato "Perchè ancora possiamo dirci cristiani". E mi piace riportarne qualche stralcio. Perché vi si accenna anche al Bardolino. E perché il tema è comunque interessante.
Dice così: «Perché possiamo anche oggi, senza troppo impegno, ancora dirci cristiani? Per tanti motivi. E tra questi, anche per quelli che ci segnalano da decenni Oltralpe e Oltremanica studiosi del calibro di
Léo Moulin, sociologo e, a lungo, nella militanza socialista, compagno di lotta di
Paul-Henri Spaak, il quarto "padro fondatore" della nuova Europa. Moulin ha sempre definito se stesso "un agnostico che ha ricevuto un'educazione tutt'altro che religiosa, che non ha punti di contatto con il mondo cristiano e in particolare con quello cattolico, che non conosce inquietudini metafisiche". Eppure, lo studioso si sentiva "cristiano" ogni giorno, di buon mattino, non appena si sedeva al tavolo della colazione. Perché le fonti parlano chiaro: tra il VI e il X secolo, i monaci hano codificato e trasmesso il modo di apparecchiare la tavola». E, sintetizzando il seguito dell'articolo, hanno pure ideato moltissime di quelle sfiziosità alimentari che oggi fanno la gioia dei gourmand.
Fra le «invenzioni» monastiche ci sono anche parecchi vini. «Appena doppiato il capo dell'anno Mille - scrive di Giacomo -, i monaci (la fonte è
Daniel Seward e il suo "Les moines et le vin") iniziano a lasciarci, tanto per limitarci alla sola Italia, i vini dei Colli Euganei, il Freisa, il Greco di Gerace, il Greco di Tufo, il Mantonico, il Sancta Magdalena dell'Alto Adige, il Frascati, il Gattinara,
il Bardolino, il Soave, il Valpolicella, il Locorotondo e via dicendo, ad abundantiam».
Dell'ispirazione monacale dell'espansione viticola e vinicola della terra bardolinista ho scritto nel mio libro "
Il Bardolino", edito da
Morganti. Citando il "Sermone ai vignaioli" di San Zeno e il fatto «che i suoi figli spirituali, i minaci della potente abbazia veronese di San Zeno, furono tra i primi imprenditori vinicoli di Bardolino».
Ma c'è un di più. Ed è la sacralità che stava attorno al mangiare ed al bere. Sacralità che oggi s'è persa. E che andrebbe invece in qualche modo recuperata. A prescindere dalle convinzioni religiose. Laicamente. È questione di cultura. Di cultura del vino e della tavola.