sabato 29 settembre 2007

E queste sono del '52...

Altre due fiaschette di Bardolino in vendita su internet, dopo quelle della Sterzi del 1967 e della Pergreffi del 1969. Ma stavolta sull'edizione americana di eBay ho trovato qualcosa davvero di speciale: due fiaschi di Bardolino Bolla del 1952, quando ancora la doc era molto, molto lontana dal nascere. Il venditore dice che dall'etichetta si ricava che l'importatore era la Fontana Hollywood Corporation.
La Bolla, marchio storico del vino veronese, è passata di recente al Gruppo Italiano Vini.

Un Bardolino del '67

Continua la mia caccia internettiana alle vecchia bottiglie di Bardolino. Questa è del '67. L'ho trovata in vendita sull'edizione tedesca di eBay. È un Bardolino Superiore dell'annata precedente alla doc. La commercializzava, se leggo bene (la qualità dell'immagine non è straordinaria), la ProVal, che sta per Produttori Valpolicella, con sede a Negrar: qualcuno sa dirmi chi era?
Con lo stesso marchio avevo già rintracciato un Bardolino del 1961 sulla versione amaericana di eBay.
Ribadisco la mia proposta: sarebbe bello poterli raccogliere, questi cimeli storici del Bardolino. In questi giorni a Bardolino c'è la festa dell'uva (e del vino): in occasione di eventi del genere, una mostra di vecchie bottiglie potrebbe costituire una buona attrattiva, e insieme una prova della storicità della produzione bardolinista.

Degli Albertini: non mi ricandido

È il mio ultimo mandato: l'ha dichiarato stamattina il conte Giuseppe degli Albertini, presidente del Consorzio di tutela del Bardolino, in apertura del convegno dedicato alla quarantesima vendemmia della doc. La corsa alla successione, dunque, è aperta. Ma il cambio della guardia avverrà (se avverrà: non è mai detto...) solo col nuovo anno, alla scadenza del mandato.

Che tutto cambi...

Non ho notizie dirette, e dunque quello che dico non ha conferme ufficiali. Ma mi par di aver capito che nella riunione consortile svoltasi questa settimana si è deciso di non decidere. Nel senso che gli 8 consiglieri del Consorzio di tutela del Bardolino che hanno dato le dimissioni rimangono dimissionari e i restanti 7 continueranno invece a svolgere il loro lavoro fino alla fine naturale del mandato, che non so bene se avvenga verso fine gennaio o inizio febbraio del prossimo anno.
Niente confronto in assemblea fra le due parti, dunque. Un po' come nel Gattopardo: che tutto cambi perché nulla cambi.
Ripeto: sono rumors, dato che non ho informazioni dirette. Spero solo che di qui al nuovo anno si riesca a trovare una soluzione condivisa: me lo auguro, e lo auguro ai produttori bardolinisti. La vendemmia quest'anno è splendida, il quarantennale della doc è ormai prossimo: non bisogna sprecare l'occasione.

sabato 22 settembre 2007

Ancora una fiaschetta su eBay

Ancora un Bardolino nel fiasco impagliato su eBay: questo è del 1969, un anno dopo il riconoscimento della doc.
Il produttore era Pergreffi. Roba da collezione.
Domando: ma perché non collezionarle davvero, le bottiglie storiche del Bardolino, magari in un museo della denominazione bardolinista? A Bardolino o comunque nell'area di produzione.
Quale prova migliore della storicità del vino che far vedere alla gente, attraverso le bottiglie, l'evoluzione della produzione nel tempo?

La quarantesima vendemmia: un convegno sul Bardolino

Il consorzio di tutela del Bardolino e il comune di Bardolino hanno organizzato per la mattinata di sabato 29 settembre un convegno dal titolo: «La quarantesima vendemmia: il Bardolino riparte dal territorio».
Il titolo (l’ho suggerito io, lo ammetto) potrebbe essere un programma: la doc è stata ufficializzata nel ‘68 e quella che è appena incominciata è dunque la vendemmia destinata ad offrire il Bardolino col quale si brinderà al quarantennale, ma questo quarantesimo compleanno dev’essere anche l’occasione di un rilancio che parta del terroir. Credo non ci siano alternative.
I relatori sono Riccardo Pastore, che presenta i risultati del progetto di zonazione del territorio bardolinista, l’amico Nereo Pederzolli, giornalista Rai, che riflette sui vini di territorio, e due esponenti del mondo produttivo locale: Giorgio Tommasi, presidente della Cantina di Castelnuovo, e Franco Cristoforetti, di Villabella. A proposito: a far da moderatore sarò io.
La sede è la sala consiliare del municipio di Bardolino: si inizia alle 10.30.

La festa dell'uva a Bardolino

Dal 27 al 30 settembre si svolge a Bardolino la settantottesima edizione della festa dell’uva. Stand sul lungolago (da mangiare c'è di tutto e di più...), spettacoli. E anche vino, ci mancherebbe. Tant'è che sul lago si usa ancora dire il nome originario, voluto nel '29, sotto la gestione del podestà Luigi Torresani, ossia festa dell'uva, ma l'intitolazione ufficiale è oggi festa dell'uva e del vino.
Il programma completo lo trovato in un pesantissimo pdf (chi, come me, non è raggiunto dal servizio adsl fa una fatica tremenda a scaricarlo) sul sito del comune di Bardolino. Perché non pubblicare anche un programma di solo testo, senza caricarlo di immagini, loghi e altri orpelli che appesantiscono la fruizione?

Contrordine: a Modena un solo Chiaretto

Quando, qualche tempo fa, annunciai la manifestazione Le Vin en Rosé, che si tiene a Modena martedì 25 settembre su iniziativa dell'Ais e su ispirazione di Franco Ziliani, dissi che fra i rosati italiani in degustazione c'erano anche due Bardolino Chiaretto. Adesso che è ufficiale l'elenco dei vini, vedo invece che di Chiaretto bardolinista ce n'è uno solo, quello dell'azienda agricola Le Fraghe, perché l'altro produttore della zona, Guerrieri Rizzardi, è presente con un rosé non doc, il peraltro buonissimo Rosa Rosae.
Detto questo, chi passasse da Modena martedì, non si lasci sfuggire l'occasione: i rosati, quando sono ben fatti, sono e restano dei vini piacevolissimi.

venerdì 14 settembre 2007

In ricordo di Nino

lxUn anno fa, esattamente un anno fa se n’è andato Nino Zeni. Devo a lui molte cose che so del Bardolino. A lui e a Gianni Lonardi. Così diversi. Così diversamente uomini del Bardolino. A lui, a Gianni e a Sergio Zenato devo le mie prime conoscenze del mondo del vino, più in generale. Tutt’e tre gente del vino del “mio” lago di Garda, e tra di loro così dissimili: Gianni vigneron, Nino vigneron-negociant, Sergio più negociant che vigneron. Una fortuna, averli avuti come maestri.
Era all’estero, Nino, quel giorno che non ha avuto più giorni. A far promozione al suo vino, a incontrare gli amici. Ci ha lasciati che l’uva era già matura sulle vigne, pronta alla raccolta. E pioveva, quel giorno, pioveva.
C’eravamo incontrati più volte, nei mesi precedenti, a discorrere di Bardolino. Che era la sua passione e il suo cruccio. Passione della radice, ché a Bardolino aveva casa e azienda e storia commerciale. Cruccio per le prospettive appannate, annebbiate, della doc bardolinista. Eppure guardava avanti con fiducia. Convinto che si sarebbero presto aperti giorni nuovi, migliori. Che si sarebbe tornati a chiedere vini che si bevono, e che se il Bardolino avesse seguitato a farsi bere e nel contempo avesse saputo parlar di territorio, allora sì che ci poteva esser prospettiva. Ci credeva. Ci confidava.
Mi manca, Nino.
L’azienda l’hanno presa in mano i figli. Fausto, Elena, Federica. Con determinazione, e ne sono lieto. Li abbraccio, idealmente.

mercoledì 12 settembre 2007

Peperosso ama il Chiaretto delle Fraghe

Un Chiaretto bardolinista protagonista su Peperosso 2.0, celebre blog del wine and food italiano. È il Bardolino Chiaretto Ròdon dell'azienda agricola Le Fraghe di Matilde Poggi.
Il post che gli è dedicato s'intitola «Oggi si stappa: Ròdon».
Vi si legge: «Il Ròdon di Matilde Poggi ha un colore che ricorda i petali di quelle rose che non vedete in fioreria: tenue ma non slavato. Un po’ come il suo profumo, esuberante ma non villano. Una nota di amabile eleganza che trovate nel gusto e nelle morbidezze del sapore».
Quanto alla produttrice, l'autore della recensione dipinge Matilde Poggi come «una signora che ha deciso, secondo me riuscendovi, di salire i molti gradini della lunga scala che porta al top».
Condivido l'opinione.

Come una malattia

Ieri sono stato alla tomba di mio padre, al cimitero di Bardolino. E sono passato davanti alla lapide di nonno Piero: non ricordavo fosse morto nel ’79, subito dopo nonna Rosi. Quasi trent’anni. Dio, se corre veloce il tempo. Una corsa verso l’addio.
A Bardolino: è lì che dorme gran parte della mia storia. Breve. Ecco perché ce l’ho nelle vene, il vino che si fa in quelle terre. Come una malattia.

martedì 11 settembre 2007

Questo blog

Quando a metà luglio m'inventai blogger anch'io pubblicando il mio primo post su BarDoc, non avevo la minima idea di come avrebbe reagito il mondo bardolinista. La mia intenzione era quella di smuovere un po' il dibattito intorno al Bardolino, e nel contempo dimostrare in qualche modo che il bell'addormentato del lago, che poco o nulla (più nulla che poco) comunica, in realtà di cose da dire potrebbe (volendo) averne.
Comincio dalla seconda intenzione. Questo è il trentesimo post in due mesi, e dunque non è vero che di cose da comunicare il mondo del Bardolino non ne ha. Ne avrebbe. Se volesse. E forse vorrebbe anche. Ma il problema è che non è abituato a farlo. Da lungo tempo.
E da qui prendo le mosse per dire della prima intenzione. Una mail di qualche giorno fa, m'ha fatto notare che non un produttore ha sin qui interagito, non uno ha detto la sua fra i commenti. Vero. Ma vi posso assicurare che invece il dibattito s'è innescato. Lo testimoniano le numerose telefonate che ho ricevuto. E le mail. Che però non sono pubbliche.
I perché del silenzio dei produttori sul blog sono probabilmente due. O tre. Il primo: non c'è l'abitudine a comunicare, come ho già detto. Il secondo: la situazione del mondo bardolinista è un pelo ingarbugliata (e anche le vicende interne del consorzio di tutela lo testimoniano). E forse c'è anche la terza: e cioè che magari è mancato argomento di dibattito sul vino in sé.
Vedrò di far meglio.
Io, intanto, continuo per la mia strada. The times they are a-changin', canta Bob Dylan. Ecco: credo che per il Bardolino i tempi possano cambiare. Forse non stanno per cambiare, come nella canzone dylaniana. Ma possono. Vedremo.

lunedì 10 settembre 2007

Il fiaschetto di prima della doc

Eccolo qui, il fiaschetto impagliato del Bardolino pre-doc! Il simbolo dell'Italia del rosso andante e beverino degli anni Sessanta (quando i bianchi, del resto, dovevano essere "bianco carta", esangui). Quanti fiaschi di Chianti e di Bardolino che son partiti per l'estero! Trovato in vendita sull'edizione americana di eBay, ovviamente. Il fiaschetto dell'immagine era commercializzato, all'epoca, dalle "Cantine Fratelli Sterzi in Verona". Sul collo c'è l'annata: 1967. La doc è del 1968. Dalla foto non capisco che cosa sia il bollo numerato che si intravede fra l'etichetta e il piccolo ovale che indica la vendemmia.

Una Magnalonga al sapore di Bardolino

Ha decisamente il profumo del Bardolino la prima edizione della Magnalonga, la "passeggiata enogastronomica" in programma domenica 23 settembre sulle colline di Costermano, nel primo entroterra del lago di Garda. Ad ogni tappa è infatti in programma l'assaggio dei vini di varie cantine bardoliniste.
Queste le soste, con menù e vini abbinati:
1. Virle - colazione
2. Senge di Marciaga - ciabattina con salame, Bardolino Cà dei Rotti e Tre Colline
3. Marciaga - pennette, Bardolino Girardelli, Valetti e Costadoro
4. Campagnola - porchetta, Bardolino Canella e Monte Oliveto
5. Costermano - grigliata, Bardolino Poggi, Faccioli e Raval
6. Bondi - formaggi, Bardolino Lenotti e Cà Bottura
7. Villa Giuliari - pasta frolla
Per informazioni e iscrizioni il sito è http://www.magnalonga.info/.
Organizza il comune di Costermano.
Ovviamente, non è arrivato neanche uno straccio di comunicato in merito alla manifestazione: è purtroppo prassi comune, in terra di Bardolino, fare e non comunicare...

venerdì 7 settembre 2007

Quando di mezzo c'è la sacralità del bere

Ho letto sul quotidiano La Stampa di oggi un intervento di Filippo di Giacomo titolato "Perchè ancora possiamo dirci cristiani". E mi piace riportarne qualche stralcio. Perché vi si accenna anche al Bardolino. E perché il tema è comunque interessante.
Dice così: «Perché possiamo anche oggi, senza troppo impegno, ancora dirci cristiani? Per tanti motivi. E tra questi, anche per quelli che ci segnalano da decenni Oltralpe e Oltremanica studiosi del calibro di Léo Moulin, sociologo e, a lungo, nella militanza socialista, compagno di lotta di Paul-Henri Spaak, il quarto "padro fondatore" della nuova Europa. Moulin ha sempre definito se stesso "un agnostico che ha ricevuto un'educazione tutt'altro che religiosa, che non ha punti di contatto con il mondo cristiano e in particolare con quello cattolico, che non conosce inquietudini metafisiche". Eppure, lo studioso si sentiva "cristiano" ogni giorno, di buon mattino, non appena si sedeva al tavolo della colazione. Perché le fonti parlano chiaro: tra il VI e il X secolo, i monaci hano codificato e trasmesso il modo di apparecchiare la tavola». E, sintetizzando il seguito dell'articolo, hanno pure ideato moltissime di quelle sfiziosità alimentari che oggi fanno la gioia dei gourmand.
Fra le «invenzioni» monastiche ci sono anche parecchi vini. «Appena doppiato il capo dell'anno Mille - scrive di Giacomo -, i monaci (la fonte è Daniel Seward e il suo "Les moines et le vin") iniziano a lasciarci, tanto per limitarci alla sola Italia, i vini dei Colli Euganei, il Freisa, il Greco di Gerace, il Greco di Tufo, il Mantonico, il Sancta Magdalena dell'Alto Adige, il Frascati, il Gattinara, il Bardolino, il Soave, il Valpolicella, il Locorotondo e via dicendo, ad abundantiam».
Dell'ispirazione monacale dell'espansione viticola e vinicola della terra bardolinista ho scritto nel mio libro "Il Bardolino", edito da Morganti. Citando il "Sermone ai vignaioli" di San Zeno e il fatto «che i suoi figli spirituali, i minaci della potente abbazia veronese di San Zeno, furono tra i primi imprenditori vinicoli di Bardolino».
Ma c'è un di più. Ed è la sacralità che stava attorno al mangiare ed al bere. Sacralità che oggi s'è persa. E che andrebbe invece in qualche modo recuperata. A prescindere dalle convinzioni religiose. Laicamente. È questione di cultura. Di cultura del vino e della tavola.

martedì 4 settembre 2007

Le Vin en Rosé...

Ci sono anche due Bardolino Chiaretto, quelli delle aziende agricole Guerrieri Rizzardi e Le Fraghe, a Le Vin en Rosé..., il banco d’assaggio organizzato a Modena dall’Associazione italiana Sommeliers (Ais) ed ideato da Franco Ziliani (Vino al Vino).
La manifestazione si svolge martedì 25 settembre, dalle 17 alle 21, presso l’Hotel Raffaello di Modena (Strada per Cognento, 5). In degustazione, ci dice il sito dell’Ais dell’Emilia, più di una trentina di rosati d’eccellenza, provenienti da varie zone d’Italia. Ai vini verranno abbinati salumi e formaggi.
Al banco d’assaggio si aggiunge un seminario a cura di Franco Ziliani, dedicato al mondo dei rosati.
Quota d’ingresso: 10 euro (comprende tasca a tracolla e bicchiere).
Per informazioni: aismodena@libero.it – tel. 348 3403443.

Bardolino 1961: light Italian red dry wine

Non so se anche voi siate dei fan di eBay, il sito numero uno al mondo per le vendite on line. Io ci faccio acquisti spesso. E ogni tanto mi diverte cercarci qualche vecchia bottiglia di Bardolino. Tempo fa ho acquistato un Bardolino Extra 1959 della Bertani. Ora, sul sito della casa madre americana di eBay, ho trovato in vendita un Bardolino '61 della ProVal, marchio che m'è del tutto sconosciuto. L'etichetta, evidentemente pensata per l'esportazione, dice: light Italian red dry wine, vino rosso secco leggero italiano. Dicevo: del '61, e la doc sarebbe arrivata solo nel 1968.

Consorzio: non c'è più la maggioranza?

Il punto interrogativo è d'obbligo, perché non ho notizie ufficiali. Ma sembrerebbe che i consiglieri dimissionari del Consorzio del Bardolino, che in un precedente post individuavo in sei-sette, siano in realtà otto. La differenza non è di poco conto, anzi! Quell'uno in più conta tantissimo. Perché se così fosse, non esisterebbe più la maggioranza dei seggi assegnati in consiglio, che in tutto sono quindici. Segno di una frattura decisiva.
La situazione si presenterebbe a questo punto piuttosto intricata, coinvolgendo l'assemblea dei soci, nella quale mi pare si voti per rappresentatività.
Di più mi è francamente difficile al momento sapere. E neppure conosco lo statuto consortile, per cui non riesco a capire quali ipotesi di lavoro siano tecnicamente percorribili.
Mi pare però che se le cose stanno veramente come ho detto in premessa, nel mondo bardolinista tre sarebbero le possibili opzioni alternative che si profilano all'orizzonte: la resistenza dell'attuale presidenza fino alla scadenza naturale di febbraio, la conta dei voti in assemblea in sede di proposta di surroga dei dimissionari, oppure una soluzione di mediazione. Più una quarta, che però parrebbe al momento esclusa: elezioni anticipate.

lunedì 3 settembre 2007

Totopresidente #2

Mi sono nuovamente cimentato nel vaticinio sulle possibili candidature alla presidenza del Consorzio del Bardolino, il cui rinnovo è previsto – se nulla di diverso accade prima – per febbraio (la mia precedente profezia era di fine luglio).
Onde sgomberare il campo da possibili illazioni circa miei confidenti, comunico che la divinazione è avvenuta scrutando con attenzione e pignoleria il fondo di un bicchiere di vino nel quale era stato precedentemente bevuto del Bardolino.
Ecco le nomination.
Fabio Poggi. Alla guida dell’azienda dei Fratelli Poggi, è vicepresidente di Confagricoltura di Verona. Si dice da tempo che sia lui il candidato a succedere a degli Albertini alla guida del Consorzio, e ci tiene molto, ma non vorrei che la volata troppo lunga lo stesse deteriorando. Scendo con la quotazione (gli davo il 60%), ma gli assegno comunque un 40% di probabilità.
Emilio Pedron. Un mese fa avevo buttato lì il nome come ipotesi remota. È l’ammistratore delegato del Gruppo Italiano Vini. La voce di una sua possibile uscita dalla presidenza del Consorzio del Valpolicella si fa insistente e altrettanto diffusa è quella di un suo possibile ingresso alla guida del Bardolino. Forse è gossip. Ma faccio salire la quotazione al 30% (gli davo il 10%).
Giuseppe degli Albertini. Dice che comunque quest’è il suo ultimo mandato alla guida del Consorzio, ma le recenti manovre devono averlo irritato parecchio, e perché non potrebbe dunque ricandidarsi? Anche l’ultima volta sembrava non dovesse ripresentarsi, ma poi gli fu chiesto. Probabilità al 20% (contro il precedente 25%; poco cambia: la motivazione è la stessa).
Agostino Rizzardi. Non mi risulta sia fra i papabili, ma continuo a vederlo come un possibile outsider qualora la frattura in seno al Consorzio continuasse ad inasprirsi e servisse una figura di mediazione. Persona pacata, contitolare Guerrieri Rizzardi, azienda storica, figlio di Antonio Rizzardi, che fu il primo presidente e lo guidò per quattordici anni. Probabilità al 5% (stabile).
Giorgio Tommasi. A proposito di outsider: il nuovo presidente della Cantina Sociale Veronese del Garda potrebbe essere un altro nome da mettere in campo per una possibile mediazione. Anche lui misurato, posato, rappresenta il mondo della cooperazione, che ha un discreto peso nel tessuto consortile. Non è comunque fra gli attuali papabili. Probabilità 5% (new entry).

domenica 2 settembre 2007

Acque agitate nel Consorzio

Vabbé, non ha grandinato, e speriamo continui a far bel tempo, ma sul fronte del Bardolino ci sono comunque acque agitate, e non parlo del lago. In seno al consiglio d'amministrazione del Consorzio di tutela si dice sia ormai in atto una vera e propria spaccatura verticale, con sei-sette consiglieri, alcuni dei quali di peso, pronti a dare le dimissioni, in contrasto con l'attuale management, che trova in ogni caso conferma del consenso presso un altro accreditato numero di consiglieri.
A fine luglio avevo già detto della richiesta di dimissioni avanzata da un consigliere, a nome anche di altri, al presidente Giuseppe degli Albertini. Ai primi di agosto avevo scritto che il conte degli Albertini sembrava invece intenzionato a continuare fino alla scadenza naturale del mandato, che è prevista il prossimo febbraio, evitando una crisi al buio in piena vendemmia. Era poi circolata la voce di una candidatura di Giampietro Comolli, nome noto nel mondo dei consorzi vinicoli, come possibile nuovo direttore, su indicazione dei consiglieri in disaccordo sulla linea consortile.
Ora pare confermata la volontà del presidente di tirare avanti. E i possibili dimissionari, ammesso che formalizzino davvero le dimissioni, a questo punto ritengo che potrebbero anche vedersi sostituire attraverso il sistema della surroga (del resto, uno di produttori che sembrano pronti alle dimissioni siede in consiglio proprio perché già cooptato con lo stesso sistema).
Come andrà a finire, onestamente non riesco a prevederlo. Ma non credo che tutto questo faccia molto bene al Bardolino.