lunedì 31 dicembre 2007

Beim Trinken des Bardolino


Otto von Taube (1879-1973)

QUANDO BEVO IL BARDOLINO
Quanto freddo patirò dopo il sole

Se bevo il vino rosso delle rive
del Garda, succo della Marca Veronese,
ne avverto nel mio spirito la carica
suasiva, perentoria, piena di forza,

e la sua città riaffiora al mio sguardo
ancora, con la piazza prediletta,
dove il contadino abilmente
tratta il miglior tesoro.

Oh, di nuovo perdermi nel tepore!
Osservare all'aria aperta l'allegro andirivieni!
Quanto gelo devo mai soffrire dopo il sole,
dove scure s'addensano le nubi!

Otto von Taube

Traduzione tratta da Gian Paolo Marchi, "In vino veritas"
in Luciano Bonuzzi (a cura), "Il Bardolino dai vigneti di qualità", 2003

domenica 30 dicembre 2007

Quando c'era il Bardolino Negrar

C'è stato un tempo in cui il Bardolino aveva una reputazione e un mercato almeno pari e in taluni casi addirittura superiori a quelli del Valpolicella. Una testimonianza viene dalla bottiglia che ho trovato all'asta sull'edizione tedesca di eBay. È del 1961, ben prima, dunque, che nascesse il sistema delle denominazioni d'origine e che venisse istituita la doc bardolinista (che è del 1968, fra le prime in Italia). Produttore: la Cantina sociale della Valpolicella. In etichetta, scritto in verde, a caratteri cubitali, si legge Bardolino, e subito sotto, in color bordeaux, ecco l'aggiunta Negrar, che come noto è il capoluogo della Valpolicella Classica. Il consumatore leggeva dunque: Bardolino Negrar. Come se l'una indicazione rafforzasse l'altra. Come se Negrar fosse una sorta di terroir bardolinista. Perché all'epoca il nome Bardolino contava, valeva, almeno quanto quello valpolicellese, se non di più, e l'Amarone, era quasi solo un Recioto un po' scapà, un vino che aveva perso la vena dolce, una mezza disgrazia di cantina: altri tempi, decisamente altri...

mercoledì 26 dicembre 2007

Corte Fornello: bene su Wein-Plus

La recensione l'ho letta solo adesso, anche se è di fine settembre: buon commento per il Bardolino 2006 di Corte Fornello sul web magazine tedesco Wein-Plus.
Punteggio: 81/100.
Commento: "Molto buono".
Descrizione: "Amarena e cenni di mora al naso, tenui note vegetali. Pulito, leggero e fruttato, delicatamente speziato, leggera vena acida, non particolarmente profondo, ma ben fatto, frutto rosso nel finale".
Recensito come "buono" (79/100) anche il Chiaretto.

martedì 25 dicembre 2007

Cento

Scrivo queste righe la mattina di Natale. Lo so che oggi per la rete non ci transita quasi nessuno, e quindi pochi lo vedranno, ma non m'importa, perché questo è il "mio" post: il centesimo.
Questo blog l'ho fatto nascere a metà luglio: il primo intervento è del 14 precisamente. E da allora ci ho scritto su cento volte: e pensare che c'era (e c'è) chi ritiene che sul Bardolino non ci sia niente da dire.
Nasceva, allora, dalla malinconia. Quella di vedere il vino della mia terra, delle mie radici, avvitato nella crisi. Di fiducia, soprattutto. Di reputazione, anche. E intanto non si riusciva a pensare, a progettare. Avanti! Bisogna guardare avanti.
Fra un paio di settimane il mondo bardolinista è chiamato a rinnovare il consiglio consortile. E ci sta andando spaccato. E allora è giusto che gli auguri di Natale siano per loro, per i vignaioli e i produttori del "mio" vino.
Uno dei tanti sms augurali ricevuti oggi mi diceva: "Salute e pace: davvero non saprei cosa augurare di più!" Ho pensato: serenità, ecco che cosa augurare di più.
Ecco: serenità. È quel che auguro ai "miei" vigneron bardolinisti. Che serenamente ritrovino il piacere di stare insieme, di tornare ad essere una comunità, la comunità dei produttori del Bardolino. Che risveglino l'orgoglio di fare il "loro" vino, che è unico e irripetibile, come lo sono tutti i frutti - e sembra che rubi le parole alla liturgia - della terra e del lavoro dell'uomo. La terra è questa, e non si può replicare altrove. L'uomo è un miracolo, e non ve n'è uno uguale.
Sarà che è Natale, ma io ci credo che si possa pensare a giorni migliori.

lunedì 24 dicembre 2007

Bardolino Top 2007

Sul mio web magazine InternetGourmet ho pubblicato la Lake Garda top 2007, la classifica dei dieci vini del lago di Garda, uno per tipologia, che più mi son piaciuti fra quelli usciti in commercio nell'anno.
Le dieci categorie che ho preso in considerazione sono: Bardolino, Custoza, Lugana, Garda, Groppello, Rosati, Rossi igt, Spumanti, Valdadige, Vini Dolci.
Il miglior Bardolino, dunque?
Eccolo qui: Bardolino Classico Tacchetto 2006 Guerrieri Rizzardi.
Ne scrivo così: "Gran bel Bardolino. Davvero. Uno dei migliori che mi ricordi di aver mai bevuto. Tanto piccolo frutto, succoso e godibilissimo. Bella speziatura minuta. Una lunghezza considerevole. Una salinità accattivante ma calibratissima. Una pulizia da applauso."
Spero che in futuro siano tanti e tanti i Bardolino che sfoggiano questa classe. Ma intanto dico che il 2006 ha comunque visto un salto di qualità ulteriore nella produzione bardolinista: quelli buoni cominciano a essere un bel po' di più che in passato.
A proposito: oltre al Tacchetto, quali sono gli altri nove vini top del lago di Garda? Figuratevi se ve lo dico qui: la curiosità se volete ve la cavate su InternetGourmet.

Bollito misto alla piemontese e Bardolino

Il bollito misto alla piemontese: a proporlo agli americani in vena di pranzo festivo all'italiana è la sezione Italian Food del portale a stelle e strisce About.com. A suggerire la ricetta è Kyle Phillips, curatore della rubrica. E non c'è da dargli torto: grande piatto, il bollito, anche se ovviamente io mangio quello alla veronese.
A fine ricetta, gli abbinamenti enologici (traduco): "Una buona Barbera d'Astu, moderatamente invecchiata,funzionerà abbastanza bene; è un rosso di medio corpo con del bel frutto e un livello di acidità abbastanza alto, che funzionerà bene nel bilanciare la grassezza delle carni bollite e delle salse. Altre possibilità includono un robusto Dolcetto di Dogliani, per esempio il Cursalet (ma il Vigna Maestra è pure molto gradevole) di Giovanbattista Gillardi, o un buon Bardolino, per esempio il Bardolino Superiore o il Bardolino Classico Le Fontane di Corte Gardoni".
Wow, un Bardolino in mezzo a Barbere e Dolcetti per l'abbinata col bollito! Ci sta, ci sta. E grazie a Kyle Phillips per averlo messo in evidenza. E pazienza se i piemontesi, col loro patriottismo regionalista, non saranno del tutto d'accordo.

domenica 23 dicembre 2007

Bardolino: vince il rosa

È proprio vero: il Bardolino che vince è rosa.
Rosa il colore del Chiaretto, che sta andando bene sul mercato.
Rosa il calcio femminile: Bardolino campione d'Italia.
Articolo di Stefano Joppi ieri, sabato 22 dicembre, sul quotidiano L’Arena. Si parla del Bardolino calcistico al femminile, che brinda a Bardolino doc.
Scrive Stefano: “Implacabili in campo, terribili fuori dal rettangolo di gioco. Le ragazze dell'Aqua Centro Pose Bardolino non perdono un colpo in campionato (campionesse d'inverno con tre punti di vantaggio sulla Torres) ma nemmeno a… tavola. Ringalluzzite da un buon bicchiere di vino, naturalmente Bardolino, hanno letteralmente fatto arrossire e messo a tacere l'assessore allo sport di Verona Federico Sboarina. Meglio: non l'hanno nemmeno lasciato parlare interrompendo ogni tentativo di saluto con lunghi e prolungati applausi. Il tutto dopo esser stato accolto da un coro degno da… tronista: «Sei bellissimo»”.
Vabbé, sono facezie da solotto, gossip. Ma spero che un po’ dei successi del Bardolino calcistico vengano replicati dal Bardolino vinicolo.

sabato 22 dicembre 2007

Un Bardolino firmato Allegrini?

Ieri un (piccolo) produttore di valore della Valpolicella, che sono passato a salutare, mi chiedeva notizie del "mio" Bardolino. E mi diceva che se avesse da parte quattro soldi, un po' di vigna bardolinista se la comprerebbe. Anche perché i prezzi dei terreni a vigna non sono oggettivamente proibitivi, rispetto alle quotazioni della confinante terra amaronista.
Mi conforta pensare che i valpolicellisti guardino con favore all'area del Bardolino, magari vedendoci nel rosso di riviera il possibile sostituto del Valpolicellino base, d'annata, ormai quasi scomparso, travolto dall'inarrestabile successo dell'Amarone e del Ripasso.
Ancora più confortante, se confermata, sarebbe la notizia che un investimento valpolicellese in terra bardolinista c'è già stato: gira voce insistente che gli Allegrini, una delle aziende più affermate della Valpolicella, avrebbero preso in affitto la Tenuta Naiano, paesaggisticamente una delle più belle realtà dell'entroterra gardesano, a Cavaion Veronese (la foto, scattata in quell'area, dà un'idea del luogo).
Farebbe piacere sapere che davvero, dopo le acquisizioni toscane a Bolgheri e Montalcino, la celebre famiglia di vigneron di Fumane abbia cominciato ad adocchiare con interesse anche la terra del Bardolino. Allegrini è una griffe del vino. Un loro Bardolino potrebbe autare. Parecchio.

Il Bardolino nel distributore automatico?

Sui blog milanesi in questi giorni sta imperversando la polemica circa l'installazione di distributori automatici per la vendita di vino sfuso. Il primo punto vendita automatizzato è stato allestito a Milano in Via Cadibona 1, zona Città Studi. E la faccenda interessa anche il Bardolino, perché è una delle quattro tipologie acquistabili presso le macchinette. A disposizione ci sono infatti un Bardolino doc e tre igt del Veneto: uno Chardonnay, un Cabernet e un Raboso.
Della faccenda potete leggere per esempio su Partecipami, opure su Milano 2.0, o ancora su Vino24. La sostanza delle obiezioni è questa: ai dispenser può comprar vino chiunque e a qualunque ora, e dunque, teoricamente, anche i minorenni, i malati psichici, gli ubriachi, cui invece è vetata la somministrazione nei locali pubblici.
I distributori sono un'idea della ditta Pane e Vino. Sul loro sito si legge come funzionano: "L'accesso dell'utente è libero senza porta alcuna alla struttura o impedimento di sorta. In assenza di personale. L'utente sceglie il tipo di vino leggendo la descrizione posta sullo specifico vino le caratteristiche, costo, provenienza, ecc., sopra il dispenser erogatore, toglie il tappo alla bottiglia, la pone nell'apposito vano alzando lo sportellino. Finita l'erogazione inserisce il tappo e porta via la bottiglia piena".
Non entro nelle polemiche dei blogger meneghini (se la legge lo consente, come fermare la libera iniziativa privata?), ma mi limito a osservare che iniziative del genere non sembrano certamente aiutare a rilanciare l'immagine del Bardolino. E questo pur ritenendo che quel Bardolino, se ho ben capito chi lo produce (ma non avendo certezze, non ne scrivo), possa non essere neppure male. Se qualcuno passa da zona Studi e prova, mi faccia sapere.

Ancora Munus! Stavolta è su Sorrisi

Ancora il Munus, il Bardolino Superiore dell'azienda agricola dei conti Guerrieri Rizzardi. Stavolta a porlo sotto i riflettori è In Tavola, il supplemento gastronomico di Sorrisi e Canzoni TV, il colosso dell'editoria settimanale italiana.
Sul numero in edicola, quello uscito il 17 dicembre, il Munus è il vino del mese, e fa quasi sensazione che il supplemento culinario del più celebre dei magazine nazional-popolare scelga una bottiglia bardolinista: vuoi vedere che non tutto è perduto per i rossi della riviera gardesana?
"Un rosso irresistibile" viene definito nella scheda di In Tavola: mica male. C'è anche l'abbinamento consigliato: le lasagne ripiene, una variante del classico pasticcio al forno che prevede anche l'uso di carciofi e funghi secchi.
Aggiungo che quest'uscita decembrina di In Tavola ha portato bene ai vigneron rivieraschi, visto che tra le bottiglie consigliate (la rubrica è "I vini da provare") c'è anche il bianco di un'altra azienda dell'area bardolinista: la Garganega Camporengo delle Fraghe (abbinamento con le scodelle di patate saporite).

Cosa insegna il paradosso Bardolino

Il titolo è quello di un'impietosa analisi della situazione bardolinista comparsa, a firma di Fabio Piccoli, sull'Informatore Agrario del 21 dicembre: "Cosa insegna il paradosso Bardolino", appunto. Dice l'occhiello: "Un vino che aveva naturalmente le caratteristiche giuste per il mercato di oggi è stato snaturato per inseguire improbabili sogni di grandezza".
Cito alcuni passaggi dell'articolo.
Intanto l'incipit: "È la denominazione di origine veronese che in questi ultimi anni ha registrato le maggiori difficoltà. Si potrebbe affermare che si tratta dell'unica doc della provincia di Verona a essere in controtendenza negativa. Stiamo parlando del Bardolino, una denominazione storica dell'enologia italiana, una delle prime a far conoscere e apprezzare il vino italiano nel mondo. Eppure da alcuni anni i vini di Bardolino stentano sui mercati, non remunerano sufficientemente i produttori, non gratificano gli imbottigliatori e, forse l'elemento più negativo, non godono di buona immagine. Si tratta di una crisi paradossale, perché le caratteristiche del Bardolino sarebbero oggi ideali grazie all'evoluzione degli stili di consumo registrate in quest'ultimo periodo".
Più avanti, Piccoli prosegue affermando che "in questi ultimi anni è aumentata la richiesta di vini più beverini, senza troppa corposità, ma con maggior freschezza e fragranza. Se c'era un tipologia di vino rosso che più di altre poteva perfettamente rappresentare l'ideale di questa categoria, ebbene, questa era il Bardolino". In effetti, molti studi di settore sembrano dire proprio questo, ma - mi chiedo e domando ad altri - come spiegare allora l'inarrestabile successo dell'Amarone, che tutto è meno che beverino? E qui chiudo la parentesi.
Riprendo con lo scritto di Fabio. Aggiunge: "Siamo costretti a utilizzare il tempo passato, in quanto l'errata scelta del Bardolino docg ha portato questo vino a snaturare il suo vero profilo. E con questa scelta non si è riusciti ad approfittare di quanto avveniva nella vicina Valpolicella, dove nel frattempo ci si è spinti sempre di più versi le tipologie Superiore, Ripasso e, ovviamente, nel re Amarone. E il Bardolino, invece di presidiare la sua posizione di vino «più facile», lo si è voluto irrobustire predendo così la sua naturale caratteristica".
Le conclusioni che trae il collega sono, come dicevo, impietose: "Morale: perdita di ulteriori quote di mercato, incapacità di occupare lo spazio lasciato libero proprio dal Valpolicella sempre più orientato versi le tipologie più «corpose»".
Proseguendo il suo intervento, Fabio Piccoli affronta la questione consortile, parlando "di immobilismo, di paura". E avverte che "è fondamentale che attorno all'universo Bardolino si ricrei una nuova atmosfera di fiducia, di coesione tra i produttori".
Invita poi a fine pezzo a "far emergere i valori veri del Bardolino, gli unici in grado di rendere ancora competitiva questa denominazione". E a quest'ultimo invito m'associo.

domenica 9 dicembre 2007

A Castelnuovo c'è ottimismo

Fa piacere vedere che c'è qualche voce d'ottimismo nel mondo del Bardolino.
Sabato 8 dicembre, quotidiano L'Arena, pagina 42, Economia. Si parla della Cantina di Castelnuovo e del suo bilancio 2006-2007, che ha chiuso con 12 milioni di euro di ricavi, contro i poco più di 10 dell'anno prima, e una liquidazione di uve ai soci poco oltre i 6mila euro all’ettaro.
"Alla cooperativa - scrive il giornale veronese - tira aria di rinnovamento nella guida". Il presidente Giorgio Tommasi spiega: "C’è una nuova squadra di uomini al lavoro in azienda. Oltre a me ci sono due vicepresidenti, Domenico Terron e Gianantonio Parolin, l’enologo e direttore generale Umberto Menini e il responsabile commerciale Andrew Bettini. È in atto insomma un grande cambiamento, contraddistinto da una volontà di apertura e trasparenza sia nei confronti dei soci e delle persone che lavorano con noi, sia dell’esterno".
"Il vino che vendiamo - prosegue Tommasi - proviene per il 98% da uve dei nostri soci, e la nostra azienda è il principale produttore di Bardolino e Custoza".
Il pezzo, firmato E.T. (e dunque presumo si tratti di Elisabetta Tosi), va avanti dicendo che il presidente della Cantina di Castelnuovo "sul futuro del tradizionale vino rosso del lago di Garda dichiara un cauto ottimismo", il che mi fa un po' aprire il cuore. "È sicuramente - afferma Tommasi a proposito del Bardolino - una tipologia in ripresa, al punto che noi abbiamo già venduto il 2007".
Oh, finalmente un po' d'ottimismo bardolinista, ripeto.
A proposito, chi volesse sapere come la pensa Tommasi a proposito della doc del Bardolino, può andare a leggersi il suo intervento al convegno svoltosi all'ultima festa dell'uva, a fine settembre, a Bardolino: l'ho pubblicato integralmente su InternetGourmet, il mio web magazine. Il pezzo l'intitolavo così: "Quaranta, e (forse) si riparte: il Bardolino alla svolta".

Ohi, ohi: il Bardolino fanalino di coda in Borsa Merci

Il quotidiano L'Arena di oggi riporta il consueto commento settimanale sull'andamento della Borsa Merci di Verona. E parla ovviamente anche di vino. Dicendo così: "Settore vinicolo. Stazionario, fermo dalla fine di ottobre, il listino si è mosso. Quotata euro 3,25 - 3,40 chilo l’uva zona classica consegna appassita atta alla produzione Recioto e Amarone Valpolicella 2007. Debutto brillante rispetto ai 2,25 e 2,50 media e massima assoluta dell’anno passato. Nel contempo è stato rinnovato il riquadro dei vini Valpolicella. Sospese le quotazioni degli atti a ripasso doc e doc classico fermati 2,70 - 3,50 e 3,00 - 3,50 euro litro, di quali si è affiancato il d.o.c. classico 2007 debuttato a 2,00 - 2,30 pure litro".
Amarone e Valpolicella sugli scudi, dunque. Di Bardolino (e di altre doc veronesi) non si fa cenno.
E allora sono andato a vedere i prezzi su cui si basa quel commento: il listino è quello di lunedì 3 dicembre. Ovviamente, si tratta delle quotazioni per i grossi scambi commerciali, non certo per le bottiglie comprate in piccole quantità dal consumatore. Ed ecco qui sotto cosa ne viene fuori, denominazione per denominazione, in ordine di prezzo al litro o di prezzo al grado.
Prezzo litro
Amarone Classico 2005 euro 9,00-10,50 litro
Amarone 2005 euro 8,00-10,00 litro
Amarone Classico 2006 euro 7,00-8,00
Valpolicella Classico Ripasso euro 3,00-3,50 litro
Valpolicella Ripasso 2006 euro 2,70-3,50 litro
Valpolicella Classico 2007 euro 2,00-2,30 litro
Valdadige Pinot Grigio 2007 euro 1,70-2,00 litro
Valpolicella Superiore 2007 euro 1,40-1,60 litro
Soave Classico Superiore 2006 euro 1,40-1,60 litro
Valpolicella 2007 euro 1,30-1,50 litro
Valdadige Bianco 2007 euro 0,78-0,90 litro
Valdadige Rosso 2007 euro 0,75-0,90 litro
Prezzo base 1 grado/100 litri
Soave Classico 2007 euro 8,00-8,50 grado
Soave 2007 euro 6,00-6,30 grado
Custoza 2007 euro 5,90-6,50 grado
Bardolino Classico 2007 euro 5,80-6,20 grado
Durello 2007 euro 5,50-6,00 grado
Bardolino Chiaretto 2007 euro 5,20-5,50 grado
Bardolino 2007 euro 5,00-5,20 grado
Arcole Bianco 2007 euro 4,80-5,00 grado
Arcole Rosso 2007 euro 4,10-4,40 grado
Il quadro che se ne ricava è abbastanza desolante per il Bardolino, che in termini di quotazioni di mercato è sopra soltanto ai vini della doc Arcole, che certamente non ha storia e riconoscibilità neppure vagamente confrontabili. Da notare che 5,00 euro per grado vuol dire che, anche ammettendo d'avere per le mani una partita di un Bardolino doc da 12 gradi alcolici, il prezzo al litro che se ne ricava è di 0,60 euro, che è parecchio meno del prezzo dei vini rossi della doc Valdadige. Va megio, certo, per il Bardolino Classico, che ha un prezzo base corrispondente, grosso modo, a 0,70 euro. E non è prezzo che consenta ai vignaioli di far festa.
Ohi, ohi, povero il mio Bardolino...

venerdì 7 dicembre 2007

Bertani 1961

Scade il 14 dicembre l'asta su eBay per una bottiglia di Bardolino Bertani del 1961. La base d'asta è di appena 0,99 euro (ma le spese di spedizione sono di 10 euro). Ovviamente il vino non è bevibile, ma come "cimelio" da collezione il pezzo mi pare di tutto rispetto.
Personalmente, ne ho acquistato una - di bottiglie bardoliniste della Bertani - del 1959, e ne vado abbastanza orgoglioso: è noto che ciascuno attribuisce un proprio valore alle cose, e il valore non è solamente venale, ma anche, magari, affettivo. Ecco: il '59 è il mio anno e Bardolino la terra su cui affondano le mie radici familiari.
Erano anni, quelli, il '59, il '61, in cui il Bardolino godeva ancora di notevole reputazione. E Bertani ne era fra i produttori di maggior qualità, avendo oltretutto cantina, allora, in zona. A quella positiva notorietà auspico che il rosso bardolinista possa tornare. Presto.

Il Bardolino secondo Merum

Bardolino, sì, volentieri! Bardolone, no grazie!
È così che sul numero di ottobre-novembre di Merum, eno-periodico in lingua tedesca, il redattore capo Andreas März (nella foto) ha sintetizzato già nel titolo la propria opinione sulla produzione bardolinista (Bardolino, ja gerne! Bardolone, nein danke! la titolazione originale). Chiedendo a gran voce il Bardolino che si beve e sa di frutta e rifuggendo invece dalle bottiglie che cercano il muscolo.
Andreas è un collega svizzero innamorato dell’Italia, al punto d’averci messo su casa. Vive in Toscana, dove fa vino e olio. E conosce molto bene il Bardolino. E già l'anno passato era andato giù duro col Superiore: ne avevo parlato sul mio web magazine InternetGourmet (se qualcuno volesse rileggere il pezzo può cliccare qui).
Adesso, eccolo tornare in argomento. Chi sa il tedesco, può leggere la nota direttamente sul sito di Merum cliccando qui. Per gli altri, cerco di sintetizzare, sperando d'essermela cavata con una lingua che di certo non conosco bene: "È la freschezza vegetale e fruttata che rende il Bardolino - scrive Andreas - così invitante ed elegante. Niente ciccia, niente surmaturazione, niente di muscoloso". E aggiunge che "il tentativo di introdurre il Superiore come fosse un super-Bardolino è andato male". E sottolinea: "Il Bardolino dovrebbe essere, deve e può essere solo un vino semplice. Semplice nel senso nobile della parola".
E in questo, va considerata anche la visione del vino espressa da Merum, e che è sintetizzata inq uello che viene definito il test JLF. La sigla JLF sta per "je leerer die Flasche, desto besser der Wein", ossia "più è vuota la bottiglia, più è buono il vino". Insomma: vale di più il vino che si beve meglio. "A differenza di tanti colleghi - si legge sul sito di Merum -, noi di Merum siamo convinti che un vino in primo luogo non debba essere per forza 'importante', bensì prima di tutto 'buono'. Continuiamo ad essere dell'idea che il vino abbia a che fare con il bere, con il divertimento, con il piacere".
Il punteggio di Merum è in stelle, così:
nessuna stella - vino che non è piaciuto in degustazione
**-*** - vino di particolare qualità, ma non eccellente al momento della degustazione
*** - vino molto buono e ottimo rappresentante della sua appellazione
**** - vino entusiasmante, tra i migliori della sua appellazione
***** - vino unico, un'emozione indimenticabile
JLF - un vino per il quale ci aspettiamo una grande performance nel nostro test JLF.
Ora, vediamo com'è andata coi Bardolino assaggiati da März. Ne ha provati 41, ne recensiti 39, 18 hanno avuto la valutazione in stelle e solo 4 hanno anche ottenuto il marchio JLF.
In testa a tutti c'è il Tacchetto 2006 di Guerrieri Rizzardi.
Ecco qui la graduatoria:
Bardolino Classico Tacchetto 2006 Guerrieri Rizzardi **** JLF
Bardolino Classico 2006 Raval ***-**** JLF
Bardolino 2006 Cavalchina ***-****
Bardolino Classico 2006 Guerrieri Rizzardi *** JLF
Bardolino Classico 2006 Le Tende *** JLF
Bardolino Le Fontane 2006 Corte Gardoni ***
Bardolino Classico Cà Bordenis 2006 Santi ***
Bardolino Le Nogare 2006 Bertani **-***
Bardolino Classico Rocca Sveva 2006 Cantina di Soave **-***
Bardolino Classico 2006 Cesari **-***
Bardolino Classico Santepietre 2006 Lamberti **-***
Bardolino 2006 Le Fraghe **-***
Bardolino Classico 2006 Marcello Marchesini **-***
Bardolino 2006 Monte del Frà **-***
Bardolino Le Banche di San Lorenzo 2006 Montresor **-***
Bardolino Classico 2006 Pasqua **-***
Bardolino Classico 2006 Santa Sofia **-***
Bardolino 2006 Zenato **-***

giovedì 6 dicembre 2007

Ma allora il Consorzio comunica #3

E sono tre. Parlo delle uscite pubbliredazionali del Consorzio di tutela del Bardolino sul Gambero Rosso.
Sul numero di settembre, tre pagine erano state dedicate al fascino della corvina in rosa: il Chiaretto sugli scudi.
Sul numero di ottobre, tre pagine per parlare del progetto zonazione, sotto il titolo della quarantesima vendemmia.
Ora, sul numero di dicembre, si parla del Bardolino come "il rosso delle colline gardesane". Scrivendo così (riporto anche i grassetti presenti nell'impaginato): "Si usa dire che il Bardolino è un vino del lago di Garda. Ma la definizione rischia di sembrare un banale stereotipo. Perché è più corretto dipingerlo, questo rosso, come un vino della collina gardesana. Non c’è vigna nell’immediata vicinanza della riva lacustre: i vigneti sono tutti su quei colli morenici che i ghiacciai modellarono in epoche lontanissime, depositando ghiaie e pietrame. Da lì certamente si «vede» il lago, e la vigna ne «sente» la presenza. Ma il Bardolino è e resta soprattutto rosso d’entroterra, perché è dall’estrema variabilità dei suoli delle morene che la corvina e della rondinella, le uve principali del luogo, traggono il loro carattere. Che trasmettono al vino, come da madre a figlio. Il clima fa il resto: l’azione regolatrice delle acque gardesane fa della zona del Bardolino una sorta di angolo di mediterraneità ai piedi delle Alpi".

sabato 1 dicembre 2007

Quattroruote e il Bardolino

È in libreria, nella serie degli Atlanti di Quattroruote, rivista mito degli appassionati d'automobili, il quaderno Le Strade del Vino, che conduce a incontrare "60 itinerari imperdibili dalla Valle d'Aosta alla Sicilia" (15 euro il prezzo di copertina).
Uno degli itinerari consigliati è quello del Bardolino. E il vino è dipinto così: "Leggero e piacevole". Dice il box dedicato alla produzione bardolinista: "Quando sente parlare di Bardolino, di solito, l'espressione dell'intenditore di vino - o presunto tale - assume strane smorfie. eppure questo vino leggero e poco strutturato, in certi contesti (magari per accompagnare, in una giornata estiva, carni bianche, tenere e delicate), può assolvere la sua parte con dignità".
Il percorso consigliato attraversa Bardolino, Peschiera, Valeggio sul Mincio, Sommacampagna per diramarsi poi verso Affi e tornare al punto d'avvio.
Si consigliano poi, lungo il tragitto, con schede dedicate, 6 case vinicole (Fratelli Zeni, Villabella, Giovanna Tantini, Cavalchina, Le Vigne di San Pietro e Le Fraghe), 4 luoghi per dormire (l'agriturismo Costadoro a Bardolino, che produce pure i vini bardolinisti, Villa Cansignorio e Al Vajo a Lazise e Corte Marzago a Valeggio, e anche questa è struttura agrituristica che produce vino) e 3 per mangiare (Il Giardino delle Esperidi a Bardolino, Il Porticciolo a Lazise e Alla Borsa a Valeggio).