sabato 6 dicembre 2008

Se il Bardolino è un vino da stelle...

Se c'è una cosa che non riesco proprio a capire è come si faccia a non pensare al Bardolino come compagno ideale anche per la cucina d'alto profilo.
Mi spiego: più un piatto è giocato sull'armonia, sull'equilibrio, sulla delicatezza, più a mio avviso quello stesso piatto "chiama" come compagno di tavola un vino che non sovrasti il cibo, ma che invece l'accompagni con freschezza, con slancio.
Certo, di grandi vini che han questa dote ce ne sono: adoro per esempio lo Champagne, i vecchi Bordeaux (quelli pre-parkeriani, pre-concentrazione), qualche aristocratico Pinot Nero borgognone (quelli tornati scarichi nel colore e finissimi nell'impatto, ché anche in terra borgognona c'è stata qualche infatuazione per la palestra enologica nell'ultimo decennio). Ma perché non prendere in considerazione, più semplicemente, il grande potenziale che un buon Bardolino o un buon Chiaretto sanno mettere in campo quando si parla d'abbinabilità e di beva?
Una dimostrazione (per me, un'altra dimostrazione, ché ne sono convintissimo) che i vini bardolinisti siano perfetti anche per la cucina d'eccellenza l'ho avuta ieri sera a Sorrento, con la cena che, all'hotel Excelsior Vittoria, ha visto confrontarsi tre cuochi veneti stella Michelin ed altrettanti colleghi stellati della Campania.
Gran bella cena, dico subito, di quelle che ti ricordi, ché nonostante in sala fossimo attorno ai centocinquanta, ci sono arrivati piatti capaci di emozionare, appunto.
Resoconti della cosa li trovate sul nuovo sito del Consorzio del Bardolino (e c'è anche un bel pezzo di Paolo Virtuani in home page sul sito del Corriere della Sera). Quel che invece qui voglio dire è che il Chiaretto Spumante, il Chiaretto "fermo" e il Bardolino ieri sera si son dcisamente ri-dimostrati vini da abbinamento ideale: nessuna prevaricazione sul piatto, nessuna "difficoltà" nella beva, nessun impegno aggiuntivo per il commensale, e anzi le ricette prendevano nuovo slancio dall'accostamento, ché la freschezza bardolinista era adattissima nel pulire il palato dal boccone appena assaggiato e preparare il campo per la nuova forchettata.
E se i cuochi stellati cominciano a non vergognarsi d'abbinare le loro creazioni con l'etichette bardoliniste, allora credo che ci si potrà divertire. Anche perché, diciamocelo, potremmo ordinare bottiglie dal prezzo umano anche nei ristoranti più blasonati, e con i tempi di vacche magre d'oggidì non è per niente una prospettiva di poco tempo.
Mi si dirà: è questione di reputazione, e il Bardolino ne difetta, oggi, e non è dunque adatto al pubblico dei ristoranti da vip. Dico: ma dobbiamo per forza fermarci alle convenzioni, ai luoghi comuni, alle tendenze modaiolie? Nossignori, signori cuochi & ristoratori: un po' di coraggio, e proponiamo alla clientela i vini che possono star bene coi piatti che abbiamo in lista. Anche un Bardolino, o qualche altra doc "minore". Di quelle che fan vini da bere, mica solo da degustare. Che ce n'è tante, e buone, in giro.
La foto: brindo assieme ai tre cuochi stellati del Veneto, ossia, da sinistra, Stefano Pace del ristorante La Terrazza di Montecchia di Crosara, Leandro Luppi del Vecchia Malcesine di Malcesine e Isidoro Consolini del ristorante Al Caval di Torri del Benaco.

1 commento:

david santos ha detto...

Amico mio buon Natale e felice 2009.